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Confagricoltura
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Milano, 16 febbraio 2018

Comunicato stampa

I DATI DI UNO STUDIO DI SCUOLA SANT’ANNA E UNIVERSITÀ DI PISA

Ogm, nessun rischio per ambiente e salute

Boselli: “Ora in Italia si cambi passo”

Il presidente di Confagricoltura Lombardia: “Si riprendano sperimentazione in campo e ricerca di nuove tecniche di coltivazione”

Non c’è nessuna evidenza di rischio per la salute umana, animale o ambientale dal mais transgenico, ossia geneticamente modificato con geni di altre specie. Lo indica il primo studio che ha raccolto dati relativi a 21 anni di coltivazioni in tutto il mondo.

Pubblicato sulla rivista Scientific Reports e coordinato dall’Italia, con l’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa, lo studio è il primo ad analizzare le ricerche condotte in pieno campo tra il 1996, anno di inizio della coltivazione del mais transgenico, e il 2016. I dati provengono da Stati Uniti, Europa, Sud America, Asia, Africa, Australia.

“Abbiamo sempre sostenuto – ha detto Massimiliano Giansanti, presidente nazionale di Confagricoltura - che, sugli Ogm, serve un approccio laico e aperto e comunque la scienza deve essere lasciata libera di studiare e sperimentare. La produzione maidicola nazionale – ha continuato Giansanti - è scesa al di sotto dei 6 milioni di tonnellate, il volume più basso degli ultimi venticinque anni; di contro, le importazioni di mais stanno crescendo a doppia cifra percentuale e supereranno quest’anno il valore di 900 milioni di euro: questo avviene anche grazie agli Ogm, altrove utilizzati da più di due decenni e da noi bloccati del tutto. Vent’anni di divieti – ha concluso il presidente nazionale - hanno portato a perdite consistenti nelle rese e nel reddito degli agricoltori italiani; si calcolano più di 125 milioni di euro all’anno di mancato guadagno”.

Grande soddisfazione per i risultati di questo studio viene espressa anche dai vertici di Confagricoltura Lombardia.

“La ricerca approfondita – spiega il presidente Antonio Boselli – conferma quello che stiamo sostenendo da anni: a questo punto è necessario che in Italia venga rivista la norma che vieta la coltivazione di Ogm, peraltro già ampiamente usati nella filiera di produzione delle nostre Dop. Senza restare prigionieri di un dibattito ideologico che non ci porta da nessuna parte – continua Boselli -, è fondamentale cambiare passo proprio sulla base dei dati scientifici che abbiamo a disposizione: riteniamo che si debba lasciare la possibilità della sperimentazione in campo e che possa essere dato nuovo impulso alla ricerca di nuove tecniche di selezione genetica come genome editing e Crispr. Se non vogliamo perdere ulteriormente posizioni – conclude il presidente di Confagricoltura Lombardia -, dobbiamo far cadere assurdi tabù che impediscono al nostro Paese di proseguire con decisione sulla strada dell’innovazione”.