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Confagricoltura 
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da sempre al servizio dell'Agricoltura e delle Imprese Agricole

 


Riportiamo alcuni stralci, relativi al settore latte, di un articolo del Presidente Antonio Boselli diramato alla stampa.
“La pandemia COVID-19 ha comportato profondi cambiamenti nel mercato, con quotazioni molto basse, quasi speculative, soprattutto per latte, suini ed ortofrutta.
Questa emergenza quindi ha messo a nudo anche tutti i problemi e le difficoltà che da sempre ci caratterizzano: siamo troppo individualisti, spesso incapaci di aggregare l’offerta, le filiere sono troppo lunghe, produciamo prodotti deperibili che vanno subito trasformati, magari non in cooperative, ma venduti ad industrie.
Sul latte, prodotto che va lavorato nel giro di massimo 48 ore, siamo stati spesso ostaggio di una trasformazione che ha imposto le proprie condizioni a noi agricoltori. In teoria avremmo a disposizione il famoso articolo 62, contratto sul latte, che prevede la definizione di prezzo, durata e quantità, ma nella pratica la maggior parte dei caseifici definisce i prezzi trimestralmente o mensilmente, magari dopo aver già ritirato e lavorato il latte.
Abbiamo assistito in queste settimane ad una escalation di ribassi, di contratti rivisti, di latte consegnato senza sapere a quale cifra lo si sarebbe effettivamente venduto. Anche una delle poche industrie che fino ad aprile ha pagato il prezzo concordato, la Lactalis, in fase di revisione ha proposto un ribasso delle quotazioni pagate, motivandolo con una minore competitività rispetto ai concorrenti. Questo momento di difficoltà, di mancanza di diversi sbocchi commerciali, di crisi delle principali DOP, ha portato alcuni fornitori ad accettare queste condizioni, sicuramente meno penalizzanti di quelle proposte dalla maggior parte dei caseifici.
Come Confagricoltura non abbiamo sottoscritto questo accordo, perché riteniamo che non sussistano, viste le quotazioni dei prodotti, le condizioni economiche per questo ribasso. Certamente non ci sottraiamo ad un confronto ed ad un dialogo, che può comportare revisioni o sacrifici, ma riteniamo anche che in questi momenti debba prevalere un maggiore senso di responsabilità tra i diversi anelli della filiera. È il momento di serrare le file, mostrare più coesione nella parte agricola, rinsaldare il rapporto tra agricoltori e cooperazione che ci permette di avere più redditività per le nostre aziende.
Ma forse, più in generale, avremmo bisogno di una vera Interprofessione nel settore lattiero caseario, che parta dall’allevatore per finire alla GDO e ai consumatori, finalizzata a gestire, rendere più efficiente e competitiva tutta la filiera, fare promozione ed incentivare l’export delle nostre eccellenze alimentari. E la filiera sarà chiamata ad una riflessione sulla prossima azione del Ministero sulla ripartizione delle risorse del DL Rilancio”.

Dopo l’emanazione del Decreto MIPAAF “Competitività delle Filiere” che prevede alcuni specifici stanziamenti anche per il mais, la soia e i legumi, è attesa a giorni la Circolare AGEA che darà applicazione al Decreto e indicherà le modalità operative per presentare le domande di contributo.
Ricordiamo che l’intervento per mais, soia e legumi prevede l’erogazione di un contributo fino ad un massimo di 100 euro/ha e sino a 50 ha per gli agricoltori che coltivano tali produzioni nell’ambito di contratti di filiera triennali. Il contributo è erogato nel rispetto della regola del “de minimis”.
Le domande saranno presentate ad AGEA; a differenza di quanto inizialmente previsto, non saranno inserite all’interno del procedimento della DU PAC ma saranno un procedimento separato; la scadenza di presentazione dovrebbe essere prorogata rispetto al termine del 15 giugno fissato nel Decreto MIPAAF.
L’aspetto più importante, per gli agricoltori, è l’obbligo di stipula – questo si, entro il 15 giugno prossimo- di contratti di filiera (quindi con uno stoccatore, un commerciante o un trasformatore) di durata triennale.
Il contributo viene concesso per mais da granella destinato all’alimentazione umana o ad uso zootecnico; è escluso invece il silomais, così come il mais destinato ad impianti di biogas; è esclusa anche la produzione da seme.

Si ricorda a tutti gli agricoltori di comunicare ai nostri Uffici qualsiasi modifica apportata al piano colturale dichiarato per la Domanda Unica PAC 2020, perché gli operatori devono procedere all’aggiornamento del Fascicolo Aziendale!
La stessa comunicazione va effettuata con riferimento alle polizze assicurative stipulate per questa campagna: infatti, anche in questo caso occorre apportare le opportune modifiche, perché i dati di polizza DEVONO collimare perfettamente con quelli del Fascicolo Aziendale, pena il mancato riconoscimento dei Premi Assicurazioni.

LEYENMercoledì 27, insieme all’annuncio sul “Recovery Fund” (il “Next Generation EU”), la Presidente della Commissione UE Ursula Von der Leyen ha presentato anche le nuove proposte relative al bilancio agricolo nel contesto del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il settennio 2021-2027 (si tratta in pratica di una “rivisitazione” delle proposte di QFP presentate nel 2018).
I fondi futuri destinati alla PAC e al PSR aumenteranno di 24 miliardi di euro: per l’esattezza, 15 miliardi provengono dal Recovery Fund e 9 miliardi saranno previsti con un aumento del budget del QFP stesso (rispetto alla proposta messa sul tavolo due anni fa dalla vecchia Commissione UE).
Le nuove proposte andranno ora analizzate ed approvate dal Consiglio Europeo e poi dal Parlamento UE.
Confagricoltura, preso atto del miglioramento rispetto al progetto presentato dalla precedente Commissione nel maggio 2018, ha sottolineato però che occorre fare di più per l’agricoltura europea, perché le nuove cifre rappresentano comunque una riduzione rispetto all’attuale bilancio (che invece andrebbe confermato, secondo la nostra Organizzazione). Un miglioramento c’è, certo, ma si tratta di una riduzione dei tagli, non di un aumento delle risorse! Inoltre, è preoccupante la conferma dell’orientamento negativo nei confronti delle imprese di maggiore dimensione, alle quali si vorrebbero ridurre i trasferimenti della PAC. Il risultato sarebbe una assurda perdita di efficienza e competitività. Senza contare il paventato meccanismo della convergenza esterna
Per questi motivi, secondo Confagricoltura, le proposte della Commissione UE vanno cambiate e, a questo scopo, la nostra Organizzazione presenterà presto al Governo e al Parlamento europeo le sue posizioni.

La Commissione EU ha emesso una proposta di Regolamento che prevede il taglio del 4,2% per i contributi PAC del 2020. Questa riduzione viene applicata per il cosiddetto meccanismo della disciplina finanziaria, che consiste -appunto- in un taglio dei pagamenti per costituire una “riserva di crisi”. Questa è una procedura non nuova: ogni anno, infatti, viene applicata, ma fino all’anno scorso la decurtazione non aveva mai superato l’1,3/1,4%; per il 2020 invece il taglio è più consistente, per la necessità di rispettare il budget di bilancio previsto per quest’anno. Vi è da dire che molto spesso, negli anni, questa decurtazione è stata restituita ai produttori, entro il 15 ottobre dell’anno successivo, dal momento che la riserva di crisi non è mai stata utilizzata; speriamo che sia così anche per quest’anno.

EAPRAL, viste le disposizioni di Regione Lombardia in materia, riparte con la formazione professionale in modalità e-learning, prevedendo, per il 70% del monte ore dei percorsi formativi, delle sessioni sincrone (on line) e per il 30% delle sessioni asincrone (off line).
I primi due percorsi che partiranno sono quelli che erano stati sospesi a febbraio causa emergenza COVID:
• CORSO OPERATORI AGRITURISTICI- 40 ORE: il corso è partito il 28 maggio e terminerà il 23 giugno. Il costo è di€ 150
• CORSO OPERATORI DI FATTORIA DIDATTICA- 50 ORE: il corso, che era già partito con la prima lezione il 19 febbraio scorso riprenderà il 3 giugno, e terminerà il 7 luglio. Il costo è di € 200.
Coloro che fossero interessati possono rivolgersi ai nostri Uffici oppure direttamente ad EAPRAL alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al numero 02/78612751.

Dopo l’approvazione, da parte della Città Metropolitana di Milano, del nuovo Piano con gli interventi di contenimento ed eradicazione della Nutria per il triennio 2020/2022, il Presidente di Confagricoltura MILOMB Antonio Boselli ha espresso la posizione della nostra Organizzazione in un comunicato stampa che può essere sintetizzato così: il Piano presenta troppi punti critici e delinea situazioni addirittura peggiorative rispetto a quanto era stato definito nel Piano precedente. “Se non interverranno modifiche si rischierà una ulteriore battuta d’arresto nella lotta alla proliferazione di questo animale. Non è certo percorrendo questa strada che si arriverà a risolvere -finalmente e una volta per tutte- il gravissimo problema delle nutrie, che gli agricoltori stanno denunciando ormai da troppi anni. I danni causati dall'incessante ed incontrollabile diffusione della nutria sono ormai incalcolabili e non più sostenibili dalle aziende agricole. È ora di dire davvero BASTA!

Il 20 maggio la Commissione UE ha presentato la sua strategia per il futuro, sulla scia del Green Deal varato nel dicembre 2020 con l’obiettivo di arrivare ad una Europa “ad impatto zero”. In particolare, le sue proposte hanno riguardato la biodiversità (“Riportare la natura nella nostra vita”) e la sostenibilità del sistema agroalimentare (“Farm to Fork”, cioè “dal produttore al consumatore”).
Alcune azioni sono piuttosto ambiziose e dirompenti: ad esempio, la riduzione entro il 2030 del 50% nell’uso degli agrofarmaci e del 20% per i fertilizzanti, la trasformazione di almeno il 10% della superficie agricola in aree ad alta biodiversità, l’incremento del 25% delle superfici coltivate a biologico, per arrivare ad una altissima qualità dei nostri sistemi agroalimentari e fare della sostenibilità il “brand” della UE nel mondo, che potrà assumere un ruolo di guida ed esempio nel quadro internazionale. Aprendo anche alle new breeding techniques, le nuove biotecnologie, che possono garantire sicurezza e salubrità alimentare.
A detta di Confagricoltura, le proposte della Commissione penalizzano il potenziale produttivo dell’agricoltura e del sistema agroalimentare europeo; aumenterebbero le importazioni da Paesi terzi che applicano regole diverse e meno rigorose. Tra l’altro, nel contesto dell’emergenza sanitaria in atto, i prodotti destinati all’alimentazione hanno dimostrato di avere una valenza pubblica che, in futuro, non dovrà essere sottovalutata e sacrificata. “Alla base degli indirizzi della Commissione” ha scritto Confagricoltura “c’è una visione che richiede un approfondimento e una valutazione d’impatto economico. La crescita produttiva non è per forza di cose in contraddizione con la sostenibilità ambientale, con la tutela delle risorse naturali e con la salvaguardia della biodiversità. Occorre andare avanti, con il ricorso e la diffusione delle innovazioni tecnologiche, a partire dalla genetica, e con una più stretta collaborazione tra ricerca scientifica e imprese”.
Resterà poi da chiarire il coordinamento tra tali orientamenti presentati dalla Commissione e la riforma della PAC in discussione dal 2018 e che, sembra ormai scontato, entrerà in vigore nel 2023. I processi legislativi, a detta di Confagricoltura, potrebbero sovrapporsi, facendo perdere di vista la coerenza tra i diversi obiettivi. Per questo il Presidente Giansanti ha subito inviato una lettera alla Presidente della Commissione von der Leyen, proponendo una valutazione sull’opportunità di lanciare una nuova riforma della PAC, tenendo conto dei punti di forza espressi dalle imprese agricole europee nel corso della pandemia.
Nell’ambito della strategia “Farm to Fork” la Commissione, dopo attente valutazioni ed analisi delle esigenze dei consumatori e degli stakeholders, ha affermato che serve un 'etichettatura nutrizionale per gli alimenti armonizzata a livello dell'UE. Per questo preparerà una proposta legislativa in tal senso. Per Confagricoltura questo è un elemento di sicuro interesse: l’indicazione relativa all’origine dei prodotti e le informazioni nutrizionali, se fondate su rigorosi criteri scientifici, potranno senza dubbio aprire nuove opportunità commerciali per i prodotti italiani.
Le due strategie UE dovranno ora essere approvate dal Parlamento e dal Consiglio.